San Gimignano, la Manhattan del Medioevo

A pochi chilometri da Siena, in una posizione strategicamente dominante l’intera Val d’Elsa, si erge l’incantevole borgo di san Gimignano. Costellato di vertiginose torri gentilizie che sono da secoli il suo vanto, dichiarato nel 1990 patrimonio dell’umanità per il meraviglioso e intoccato esempio di architettura medievale, San Gimignano è un tuffo nel passato…il tempo sembra essersi fermato al 1300: gli edifici non sono infatti molto diversi da come li ammirò Dante Alighieri quando, l’otto maggio, fece visita al comune in qualità di ambasciatore della lega guelfa.

UN PO’ DI STORIA

Sebbene si possano rintracciare nel territorio comunale tracce di insediamenti stabili fin dal periodo etrusco, tuttavia le leggende lasciano ai romani l’onore della sua fondazione. Si narra infatti che Muzio e Silvio, due fratelli patrizi fuggiti da Roma perché complici di Catilina, nel 63 d.C. si rifugiarono in Val d’Elsa e fondarono due castelli denominati Mucchio e Silvia, cambiato poi in San Gimignano in onore del Santo Vescovo di Modena. Varie sono le leggende che spiegano il legame fra il piccolo borgo toscano e il santo emiliano: la più popolare è sicuramente quella conservata in un manoscritto nell’archivio della Collegiata e che ricorda come nel 550 l’antica Silvia fu minacciata dall’invasione degli ostrogoti capeggiati dal temibile Totila. Fu grazie alla miracolosa apparizione del santo dall’alto delle mura che i barbari rinunciarono ad attaccare il borgo. Questo miracolo non è poi così diverso da quello che salvò Modena dall’attacco degli Unni, guidati da Attila: una fitta nebbia scese sulla città, Attila rinunciò all’assalto e proseguì verso sud. Un’altra storia narra di un soldato che avrebbe portato la reliquia del dito di San Geminiano all’antico castello di Silvia in epoca longobarda, durante le guerre contro Firenze; gli abitanti avrebbero pregato davanti alla reliquia riuscendo a salvarsi dall’assalto nemico.

Per quanto sia innegabile il fascino delle leggende, non si discute sul fatto che San Gimignano nel 929 avesse una certa rilevanza politica: Ugo di Provenza, infatti, donò al vescovo di Volterra il monte “prope Sancto Geminiano adiacente”. E’ il primo documento storico ufficiale attestante il nome del nostro borgo.

Grazie alla posizione di intersezione di una delle direttrici della via francigena, San Gimignano rappresentò una delle tappe del viaggio che l’arcivescovo di Canterbury, Sigerico, affrontò tra il 990 e il 994 di ritorno da Roma verso l’Inghilterra. L’arcivescovo ebbe cura di segnalarlo anche come punto di intersezione con la strada fra Pisa e Siena.

Nel 1199, nel pieno del suo splendore economico, il paese guadagnò la propria indipendenza comunale rispetto ai vescovi di Volterra. Nonostante le lotte interne tra le fazioni dei guelfi e dei ghibellini, il XII secolo è riconosciuto come l’età aurea di San Gimignano, grazie ad un’incredibile sistema economico che si basava sul commercio dei pregiati prodotti agricoli locali, tra i quali il più ricercato era lo zafferano, il cui mercato non si limitava solo all’Italia e alle piazze europee ma, grazie all’appoggio delle navi pisane e genovesi, si estendeva fin al Mediterraneo orientale. Se ci fermiamo un attimo a riflettere, possiamo riconoscere la straordinaria abilità dei sangimignanesi non solo nella coltivazione e produzione di questa spezia ma anche nell’organizzazione commerciale dal momento che a quel tempo tutte le altre spezie seguivano il percorso inverso, dall’Oriente all’Europa!

L’oro rosso, così definito per il colore dei pistilli, grandemente richiesto per scopi culinari, decorativi e curativi, fece fluire fiumi di denaro che i nobili della città utilizzarono per la costruzione delle case-torri, particolari tipi di edifici simbolo di ricchezza e potenza ed appannaggio esclusivo dei nobili che si svilupparono in larga parte in toscana a partire dal XII secolo. Nel periodo di maggior floridezza San Gimignano poteva vantare ben 72 tra torri e case-torri. Di esse attualmente se ne possono ammirare 16 (alcuni, non conteggiando il Campanile della Collegiata e la casa-torre Pesciolini, ne dichiarano 14).

Gli ingenti capitali accumulati vennero investiti nel corso del Duecento anche in importanti opere pubbliche, che diedero alla cittadina l’articolazione degli spazi urbani visibile che ancora oggi risulta una delle migliori in ambito europeo.

Nel 1348 il paese non sfuggì alla violenta pestilenza e alla carestia che stritolarono l’Italia: piegati dalla malattia e dalla fame, i sangimignanesi rinunciarono spontaneamente alla loro autonomia consegnandosi ai fiorentini. Era il 1353 e da allora iniziarono per San Gimignano il declino e la marginalità rispetto alla vita politica italiana, condizioni che ne fissarono per sempre la straordinaria bellezza del tessuto urbano.

LUOGHI DI INTERESSE

San Gimignano è sicuramente un borgo da vivere, non solo da vedere, per la ricchezza dei monumenti a cui si dovrebbe dedicare molto più di una semplice giornata per ammirarne fino in fondo la bellezza e assaporarne la tradizione storica.

Riguardo alle torri vale la pena menzionare la torre Rognosa, la più antica, eretta all’inizio del XIII secolo e la Torre del Podestà, detta anche Torre Grossa, la più alta, con i suoi ben 54 metri.  Una curiosità che la dice lunga sul valore di questi edifici: un regolamento del 1255 vietò ai privati di erigere torri più alte della torre Rognosa, al tempo la maggiore, ma le famiglie Ardinghelli e Salvucci fecero ugualmente costruire due torri di quasi medesima altezza per dimostrare la propria potenza.

Altri luoghi di interesse sono sicuramente la Chiesa Collegiata con la Loggia del Battistero, la Chiesa di Sant’Agostino, l’oratorio di San Francesco che ospita il museo ornitologico, la Chiesa di San Francesco, la spezieria o Spedale di Santa Fina, la loggia comunale, il Palazzo vecchio e quello nuovo del Podestà, la piazza della Cisterna con i palazzi Tortoli, Treccani e Razzi, infine le mura con le porte e lo spettacolare bastione San Francesco.

Interessante è infine Montestaffoli, un poggio posto di fronte al borgo, circondato da due cinte murarie. Inizialmente nato come avamposto del vescovo di Volterra, che fin lì estendeva la sua giurisdizione politica, Montestaffoli era, nell’Alto Medioevo, sede di un fiorente mercato in cui convergevano gli scambi commerciali di potenti città come Pisa, Siena, Firenze grazie alla posizione di crocevia della via francigena. L’attuale Rocca, costruita dai fiorentini nel 1353, anno in cui i sangimignanesi si votarono alla Repubblica, è andata nei secoli in rovina ma nel corso del 900 fu restaurata ed attualmente viene usata come luogo per rappresentazioni e concerti nella stagione estiva e per installazioni di opere d’arte contemporanea.