Mimosa e festa della donna: storia di un connubio dal sapore toscano

Quando nel giorno della festa della donna vedo le ragazze con un mazzolino di mimosa penso che tutto il nostro impegno non è stato vano.

Teresa Mattei

La festa della donna si avvicina e probabilmente tutti conosciamo il perché della sua istituzione e le lotte sociali e politiche che le donne hanno affrontato per ottenere i loro diritti, ma forse qualcuno non sa perché proprio la pianta della mimosa, con i suoi delicati fiori gialli, fu scelta come simbolo di questa ricorrenza giacchè, quella di regalare mimose, è un’usanza tipicamente e squisitamente italiana. La storia è davvero interessante e passa proprio dai paesi della Toscana, una terra di tradizioni ed eventi che spesso hanno influenzato il corso della storia d’Italia…

LA PIANTA

L’Acacia Dealbata, questo il nome scientifico della mimosa, è una pianta ornamentale molto appariscente quando, nel periodo compreso tra la fine di gennaio e i primi di marzo, è in piena fioritura con quei suoi caratteristici “pallini” gialli dal profumo delicato ma, allo stesso tempo, intenso e persistente. La pianta è originaria della Tasmania, in Australia e, per le sue meravigliose caratteristiche, conobbe, a partire dal XIX secolo, una veloce espansione in Europa dove ancor oggi prospera quasi esclusivamente in maniera spontanea. In Italia è molto sviluppata nelle zone con clima temperato: lungo la Riviera ligure, nel meridione, sulle coste dei laghi del nord e, naturalmente, in Toscana! Non è raro di questi tempi passeggiare tra le campagne dei paesi di Toscana e vedere esplosioni di giallo che decorano angoli e giardini e attirano api e farfalle con la loro dolce fragranza.

IL SIMBOLO

La giornata internazionale della donna -non chiamiamola semplicemente festa, sarebbe riduttivo!- si celebra dal 1977 un po’ in tutto il mondo: in quell’anno infatti l’Assemblea generale delle Nazioni Unite adottò una risoluzione dichiarando l’8 marzo come la “giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle donna e la pace internazionale” e chiese agli stati membri di osservarla sottolineando così l’urgenza di porre fine alle discriminazioni per il raggiungimento di una piena e paritaria partecipazione delle donne alla vita civile e sociale in ogni singolo paese del mondo. Ma la tradizione della mimosa è un’unicità tutta italiana impastata di forza e romanticismo… Dovete sapere che nel settembre del 1944, a Roma, era stata fondata l’UDI, Unione Donne Italiane, per iniziativa di un gruppo di donne appartenenti al PCI, al PSI, al Partito d’Azione, alla Sinistra Cristiana e alla Democrazia del Lavoro. Fra queste donne c’era Teresa Mattei che, pur essendo nata in Liguria, a Quarto, da giovanissima si spostò con la famiglia a Bagno a Ripoli e da quel momento la Toscana diventò per lei la terra madre che la vide nascere sia come donna che come grande politica. Tanto per la cronaca, a Firenze frequentò l’Università, a Empoli guidò un manipolo di soldati per la liberazione della città dai tedeschi nel settembre del 1944, sempre a Firenze organizzò e prese parte agli scioperi del marzo 1944 e lavorò nella Federazione locale del PCI, infine fu una delle promotrici del primo congresso nazionale dell’UDI, tenutosi a Firenze tra il 20 e il 23 ottobre 1945.

Fu proprio l’UDI a prendere l’iniziativa di celebrare, l’8 marzo 1945, la prima giornata della donna nelle zone dell’Italia libera; contemporaneamente a Londra veniva approvata e inviata all’ONU una Carta della donna contenente richieste di parità di diritti e di lavoro. L’anno successivo, cessata la guerra, l’8 marzo fu finalmente celebrato in tutta Italia ma per farlo degnamente ci voleva un simbolo, un fiore rappresentativo. Teresa Mattei, insieme a Teresa Noce e Rita Montagnana, propose a gran voce la mimosa, un fiore spontaneo che poteva essere regalato da tutti perché gratuito ( anche se, veramente, al giorno d’oggi per la Festa della Donna i prezzi dei mazzolini di mimose aumentano tantissimo! ). Essendoci altri fiori in gara, come i vivaci anemoni e i colorati garofani, la decisione fu messa ai voti e la mimosa vinse per le sue caratteristiche: è un fiore che riesce a crescere anche su terreni difficili, sebbene sembri fragile ed indifesa, ed è una pianta pioniera, cioè una specie che riesce ad insediarsi per prima sui terreni di recente formazione come quelli creati da frane o colate laviche, oppure come le dune costiere o i terreni devastati dagli incendi. La mimosa è dunque una pianta resistente che, adattandosi anche a suoli poco profondi e poveri di sostanze nutritive, modifica la composizione del terreno e lo rende più adatto per altre specie più esigenti che avranno più facilità a fare radici stabili… insomma un quadro perfetto per rappresentare la figura della donna!

Un pettegolezzo -chiamiamolo così!- Pare che Luigi Longo propose alla Mattei le violette, come in Francia, ma la scelta cadde comunque sulla mimosa, tanto diffusa nelle campagne, tenace, resistente come solo le donne sanno di essere; apparentemente fragile ma capace di sopravvivere e fiorire anche in condizioni difficili… un fiore che preannuncia l’arrivo della primavera e la vita che rinasce.

PROPOSTE

L’8 Marzo i musei statali e civici italiani saranno gratuiti per tutte le donne, in occasione della Giornata a loro dedicata. La Toscana, ricchissima di storia, offre tantissimo in questo senso: dai famosi Uffizi fiorentini passando per le aree archeologiche di Vetulonia e Roselle, in provincia di Grosseto, dalle residenze napoleoniche dell’isola d’Elba alla splendida Certosa di Calci…insomma chi più ne ha più ne metta perché nei paesi di Toscana c’è solo l’imbarazzo ella scelta!

La lista completa la trovate su www.beniculturali.it/domenicalmuseo

N.B. Le mimose recise hanno vita assai breve ma con due gocce di limone, acqua limpida e tanta luce possiamo prolungare la loro bellezza e loro profumo!

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