Castelvecchio Pascoli e l’ispirazione di un grande poeta

Castelvecchio Pascoli è una frazione del comune di Barga, nella Valle del fiume Serchio.

Deve il suo nome e la sua fama al grande poeta Giovanni Pascoli che qui soggiornò dal 1895 fino alla fine dei suoi giorni insieme alla sorella Maria e al fedele cane Gulì. 

Casa Pascoli, ingresso

Il paese di Castelvecchio Pascoli e’ formato da due borgate, Castelvecchio di Sopra e Castelvecchio di Sotto. La prima, e la più antica, era conosciuta come Caproni dal nome di un’antica famiglia lì presente almeno dal XIV secolo. Il nome fu cambiato dal Pascoli nel più nobile “Caprona”, con un sottile richiamo a quello sperone di roccia sul Monte Pisano che pure Dante citò nel canto XXI dell’Inferno ( vv. 94-96):

così vid’io già temer li fanti
ch’uscivan patteggiati di Caprona,
veggendo se’ tra nemici cotanti

La seconda borgata rappresenta oggi il nucleo del paese dove si svolgono le principali attività commerciali e possiede origini più moderne. Interessante la presenza di un Ospedale risalente all’ XII secolo, in prossimità del ponte sul Serchio: fu costruito grazie alle donazioni fatte dai nobili del posto e Papa Niccolò IV, nel 1292, lo sottometterà a quello di San Pellegrino in Alpe che ha operato fino al 1467. La Casa del poeta, principale attrattiva di Castelvecchio, si trova sulla parte alta, Castelvecchio di Sopra; da lì, attraversando il vigneto che costeggia il Rio dell’Orso, si arriva alla chiesa di Castelvecchio dedicata a San Niccolò e risalente al 1600. Proprio sul sagrato si trova il monumento al poeta scolpito da Plinio Nomellini regalato da Maria al paese di Castelvecchio Pascoli e dedicato ai caduti della prima guerra mondiale.

Antico feudo dei Ronaldinghi, Castelvecchio nel XIII secolo finì sotto la giurisdizione dei lucchesi che lo posero sotto la Vicaria di Barga. L’8 novembre 1342 i fiorentini accettarono la volontaria sottomissione di Barga e Castelvecchio fece altrettanto rimanendo legato a Barga fino ai nostri giorni.

 

 CASA PASCOLI

Casa Pascoli, il giardino visto dall'altanaL’amata sorella Maria ha curato la casa di Castelvecchio e i beni del fratello per quarant’anni dopo la scomparsa conservando con cura, oserei dire maniacale, struttura, arredi e disposizione degli spazi fino alla propria morte, occorsa il 5 dicembre del 1953.

La Casa del Poeta è stata allora ereditata, per esplicito volere di Maria, dal Comune di Barga, e solo allora è stata sottoposta ad alcuni restauri e ammodernamenti necessari, come l’inserimento della luce elettrica. L’edificio, dichiarato monumento nazionale, è oggi un museo dove il tempo sembra essersi fermato: ovunque si respira l’antica aria fatta di familiare semplicità unita a somma grandezza. Si passa dalle stoviglie sbeccucciate alle tre scrivanie che, nella medesima stanza, accoglievano le creazioni in poesia italiana, latina e la stesura dei saggi danteschi; dalla stufa mai usata, per permettere alle api di nidificare, alle bottiglie di vino prodotto dallo stesso Pascoli. Continuamente visitata da turisti, studiosi o semplici curiosi., la Casa permette di cogliere appieno il sentore dei tempi passati nell’intimità di un luogo accogliente e suggestivo. Sopra i mobili e lungo le pareti si notano e si respirano i gusti, le mode e la sensibilità di un tempo che sembra rivivere nelle fotografie, nei ricami di Mariù, negli oggetti in stile liberty, nell’arte di Plinio Nomellini, Tullo Golfarelli, Vittorio Corcos, Adolfo Tommasi, Alberto Magri.

STORIA

La storia dell’arrivo di Pascoli a Castelvecchio può ben dirsi frutto di fortuite coincidenze. Dovete sapere che durante il periodo di insegnamento nel liceo Classico della città di Livorno, il poeta cominciò a maturare il desiderio di trovare un luogo di ritiro in campagna, una tranquilla dimora dove poter acquietare gli affanni e trovare ispirazione alle sue arti: la poetica e l’attività letteraria. Ma torniamo a noi… Due amici originari del luogo suggerirono al poeta un luogo suggestivo benchè non propriamente a due passi dalla città labronica: Barga. A quel tempo infatti Barga era piuttosto fuori mano: la fermata del treno più vicina era Lucca, dopo di che, per raggiungere l’antico borgo, occorrevano circa cinque ore di carrozza. Giovanni affittò, e pochi anni dopo comprò, nel 1902, una villa settecentesca ubicata a Castelvecchio e proprietà della famiglia Cardosi-Carrara. Il trasloco avvenne il 15 ottobre 1895, data non casuale: ricorreva infatti il genetliaco del sommo poeta latino Virgilio. La ricorrenza della nascita di Virgilio richiama la rinascita poetica di Giovanni: sembra in effetti che qui Pascoli abbia trascorso gli anni più tranquilli della sua vita e sicuramente quelli più prolifici, fino alla morte, avvenuta il 6 aprile 1912.

Il poeta alternò i dolci e tranquilli soggiorni a Castelvecchio ai periodi trascorsi nelle città dove era impegnato nelle docenze: la cosidetta “bicocca di Caprona” divenne il cuore pulsante di uno dei più prolifici e felici periodi di creazione letteraria. Qui sono state create le raccolte poetiche più intense: i Primi Poemetti (1897), i Canti di Castelvecchio (1903), i Poemi Conviviali (1904). In particolare i canti di Castelvecchio sono intrisi di richiami autobiografici e di rappresentazioni della vita delle campagne barghigiane, nonchè di termini dialettali. Il motto iniziale, il medesimo dell’altra sua raccolta che qui fu sistemata, Myricae, suona così: «arbusta iuvant humilesque myricae». E’ questa una dichiarazione poetica con la quale Pascoli intende stabilire un legame con la precedente raccolta e la poetica del “fanciullino“. A Castelvecchio egli ebbe certamente il sentore di aver ricostituito il tanto amatonido” di San Mauro distrutto tragicamente …

LA VISITA A CASA PASCOLI

La visita alla Casa di Castelvecchio consente di cogliere appieno il sentire del poeta e la sua comunione con questo luogo. La presenza di Giovanni Pascoli, benché invisibile, è ovunque avvertibile.

Casa Pascoli, il vignetoSi accede anzitutto al giardino da cui si può godere del suggestivo scorcio panoramico delle Apuane. Ci sono aiuole geometriche e alberi ornamentali, una zona destinata a orto, la limonaia e un muro di cinta fa da confine e giunge fino alla chiesa di San Niccolò. Proprio davanti al portone d’ingresso esiste ancora funzionante il pozzo e la tomba del cane Gulì. La casa si sviluppa su tre piani; l’ingresso è costituito da una scala a doppia rampa da cui si accede alla cucina e alla sala da pranzo. La cucina raccoglie tutti gli utensili e le stoviglie dell’epoca, disposti sulle pareti, intorno ai fornelli in muratura e al lavatoio in pietra: le sedie di legno col fondo di paglia, la brocca, il secchio, il paiolo, i testi per i necci, la leccarda per gli arrosti, le molle, le pentole, il caldano, gli scaldini e, appesi alle pareti, i “rami“ lucenti.

La sala da pranzo, utilizzata solo nelle grandi occasioni, conserva un’angoliera con bottiglie d’epoca, oltre alle bottiglie del famoso“Flos vinae”, il vino frutto del vigneto antistante, il cui nome fu dato proprio dal Pascoli.

Il secondo piano si articola intorno ad una sala centrale, lo studio di Giovanni Pascoli. Qui il focus è costituito dalle tre scrivanie che venivano utilizzate a seconda della materia di scrittura: poesia latina, poesia italiana, scritti danteschi. Girando lo sguardo si notano attestazioni accademiche, oggetti particolari e opere di artisti, tra i quali spicca Plinio Nomellini. Nello studio e nelle stanze vicine si conservano inoltre le migliaia di volumi della biblioteca, costituita sia dall’opera omnia del poeta oltre che dai libri da lui utilizzati per studiare e documentarsi. L’archivio, uno dei più ricchi d’Italia, dopo un primo ordinamento di Mariù, fu sistemato definitivamente dal prof. Mario Donadoni. La biblioteca di ben 10.00 volumi fu invece ordinata dalla prof.ssa Maria Ghirlanda. Dal 1960 questo patrimonio di valore inestimabile, previo richiesta, è aperto alla consultazione di quanti vogliono studiare Pascoli e il suo tempo.

Una nota curiosa è la presenza di una macchina per scrivere che fu regalata a Pascoli a Bologna. L’oggetto, singolare, presenta un solo tasto: da una raggiera composta dalle ventiquattro lettere, si doveva selezionare di volta in volta quella che serviva allo scopo. Sebbene preziosa, Pascoli non l’utilizzò mai!

Proseguendo, troviamo la parte più intima della casa con le camere di Giovanni e Maria; l’ultima camera da letto, destinata agli ospiti, è stata arredata da Maria col mobilio proveniente dalla stanza in cui Pascoli morì a Bologna.

Infine, dal salottino di Maria si accede, all’altana, una terrazza coperta da cui si gode di un panorama di rara bellezza che presenta Barga e dintorni e lo splendido profilo delle Apuane.

Attigua alla casa è la cappella dove riposano il poeta e la sorella Maria in un’arca in marmo, opera di Leonardo Bistolfi.

COME ARRIVARE

Castelvecchio Pascoli è vicinissima alla strada regionale 445 della Garfagnana ed attraversata dalla strada provinciale 7, sulle quali sono svolte regolari corse in servizio pubblico a cura di CTT Nord.

È inoltre presente una fermata ferroviaria, servita da Trenitalia.

INFO E ORARI

Casa Museo Giovanni Pascoli
Info e prenotazioni: 0583 766147
mail: cultura@comunedibarga.it

Biblioteca e archivio di Casa Pascoli:
Ufficio Cultura del Comune di Barga
mail: cultura@comunedibarga.it

ORARI DI APERTURA DELLA CASA MUSEO:
dal 1 Ottobre al 31 Marzo:
Martedì 14.00 – 17.15
Da Mercoledì a Domenica 9.30 – 13.00 / 14.30 – 17.15
Dal 1 Aprile al 30 Settembre:
Martedì 15.30 – 18.45
Da Mercoledì a Domenica 10.30 – 13.00 / 15.30 – 18.45

Giorno di chiusura: lunedì

ALTRE ATTRATTIVE: IL CIOCCO

Il complesso sportivo de “Il Ciocco”, sede di avvenimenti sportivi internazionali, si trova non lontano da Casa Pascoli a monte del Colle di Caprona. Ospitò, nel 1991, la seconda edizione del Campionato del mondo di mountain bike.

 

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